Formentera, sogno di fine estate in 5 atti

#1
La mattina presto, il sole sorto da poco, l’acqua fresca, prima i piedi, poi le ginocchia e le cosce. Immersi fino al bacino, la pancia il petto, un tuffo! Poche bracciate e godersi il silenzio. Sfilarsi il costume, sfilare ogni pensiero dalla testa, libertà!

#2
Fare colazione, preparare la borsa e salire in macchina. Aprire la pianta dell’isola e decidere la spiaggia.
Arriviamo in spiaggia, sabbia bianca,soffice e calda, luce abbagliante, colori saturi e netti.
Stendere l’asciugamano, togliersi i vestiti e mettere i piedi in acqua. Maschera e tuffo.
Acqua cristallina, la luce filtra, pesci, grandi piccoli vicini lontani. Sabbia rocce posidonia.
Nuotare a lungo, polpi, pesci, stelle marine.
Uscire dall’acqua, stendersi al sole. Il calore che asciuga la pelle lentamente, il sale che rimane attaccato, chiudere gli occhi, sognare.

#3
Ora di pranzo. Dal ristorante vicino iniziano ad arrivare profumi allettanti. Ci vestiamo e ci avviciniamo al locale. Un tavolo a pochi metri dal mare, vino fresco, pesce alla brace, frutta. Una leggera brezza si infila tra i capelli, il viso rilassato, gli occhi sereni, la pelle che sa ancora di sale.
Torniamo in spiaggia, troviamo un posto all’ombra, stesi, gli occhi si chiudono. Bastano pochi minuti e il paradiso è realtà.

#4
Rientrare dal mare, doccia calda, asciugare i capelli all’aria aperta. Brezza leggera, tepore del tardo pomeriggio.
Vestito leggero, andare in spiaggia, la sabbia calda, aperitivo e chiacchiere seduti a terra, una musica lontana.
Il sole che piano piano si abbassa sull’orizzonte, da giallo diventa arancio e poi rosso. Tutto si fa rosa, silenzio. Il profilo delle barche e si scurisce. Silenzio.
Il sole affoga nel mare. Silenzio.
La discesa è veloce e costante, d’un tratto è scomparso. Un brusio lento riprende. Ci stropicciamo gli occhi, sorridiamo, ancora in silenzio per l’emozione. Ci alziamo lentamente e torniamo alla macchina. E’ ora di cena

#5
Un ristorante vicino la spiaggia, ancora pesce, innaffiato da sangria de cava. Scende giù che è una meraviglia, gamberi, calamari, pulpo, e ancora sangria.
Torniamo verso l’albergo, è ancora presto, “due passi sulla spiaggia, ti va?” “certamente!”
A passo lento, senza fretta, sulla passerella di legno che porta al chiosco, ormai chiuso.
La spiaggia è deserta e buia, illuminata dalle luci e dalla musica di un ristorante lontano, si sente qualche risata, poi solo la risacca sul bagnasciuga. Ci sediamo, il mare è quieto e nero, uno sguardo al cielo: un tetto di stelle ci avvolge. Stendersi è naturale, “1, 2, 3, 4, 5, …” “Che fai?” “Le conto” “Tutte?” “Tutte…”
Osservo il tuo profilo nella penombra, mentre intenta conti le stelle, una ad una, sorridi, sorrido. Sogno.