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Fine

D’un tratto / il buio

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E poi d’incanto. Gattopardo

Eri sulla riva di un lago, lo sguardo concentrato sulle pagine di un libro, un felino decorava la copertina.
Mi misi poco distante, per non turbare la tua quiete, sdraiato, i piedi nell’acqua tiepida, il sole caldo.
Mi svegliai dopo un sonno profondo, durato in realtà pochi minuti. Ti eri avvicinata, mi guardavi, gli occhi grandi, un sorriso accennato.
Mi hai teso la mano, nell’altra avevi il libro, e mi sono sollevato. Hai iniziato a camminare, ti ho seguita, mi hai aspettato, in silenzio osservavamo la quiete dell’acqua.
E allora pensavo “Ridere e camminare insieme, sfiorare la sua mano, intrecciare le dita alle sue, giocare con l’anello, stringerla forte, questo desidero”.
Ancora, in silenzio, camminavamo, ancora insieme, senza distogliere lo sguardo, senza dover parlare. Ti osservavo, e sorridevi, mentre le prime foglie cominciavano a scivolare via.

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Un nuovo giorno

Finalmente sorge il sole
I tuoi occhi risplendono
Nella luce del mattino

La tua silhouette
A due passi dal mare
Quieto e caldo

Ti volti, sorridi
Sai che è quello
Il tuo mondo
Ti tuffi, e io con te

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Mare d’inverno

Con il naso sul vetro della finestra, guancia contro guancia, insieme ad osservare la tempesta.
Si infrangono le onde sulla spiaggia, i gabbiani immobili nell’aria, controvento.
Di nascosto osservo il tuo viso cambiare espressione, ora stupita, ora accigliata, ora serena, mutevole come il mare d’inverno.
E sorrido.

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Redonda

Il silenzio dell’Isola,
la risacca lenta del mare,
il tepore della sabbia
sotto i piedi nudi.

Silenziosa si erge,
bianca lucente,
ti accoglie nel suo grembo,
e da lì osservi
arrivare la tempesta.

[Foto di Stefania Campanella, Casa Redonda, Formentera]

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Occhi socchiusi

Aspetto ogni mattina
che arrivi questo momento
qualche minuto, pochi attimi,
solo per noi, per ascoltarti,
per osservarti, per sapere come stai.

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Un sabato di novembre

Sabato mattina
Come Marcovaldo
Attraverso la città
Silenziosa, ovattata.

Il vento freddo
È infine arrivato
A novembre finito
Il cielo coperto

Vino e castagne
Un gatto ai piedi
Un libro e un tè,
Con te aspetto
Che torni l’estate

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Risacca

La strinsi a me, sentivo il suo corpo esile tra le mie braccia, le striature delle costole.
Tremava, aveva i capelli, biondi come il grano, bagnati dal mare, aveva freddo o… non so.
Occhi grandi mi guardavano, le guance arrossate.
Un sorriso nervoso disegnava il profilo delle labbra, così morbide, non desideravo altro.
Sciolsi l’abbraccio, non si divincolò, scivolò via, e scomparve tra i flutti.

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Il polpo e la conchiglia

Un giorno una conchiglia si avvicinò a un polpo che sistemava la sua tana.
“Polpo polpo, come sei bello! Polpo polpo, quanto mi piaci!”.
“Vai via conchiglia, non ho tempo per queste scemenze”.
La conchiglia non lo ascoltò e rimase a guardarlo.
“Polpo polpo, come sei intelligente! Polpo polpo, quanto mi piaci!”.
“Conchiglia, non essere stupida, vai via!”.
“Ma polpo bello, non potrei mai lasciarti solo”.
“Conchiglia, fidati, lasciami stare!”
“Ma polpo…”
In un istante, il polpo afferrò la conchiglia con un tentacolo e se la mangiò, usando il guscio per arredare meglio la sua tana.

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Archipelago Mediterraneo

È impossibile tradire un’isola. La si lascia, per poco o tanto tempo. La si osserva da lontano, da nuovi punti di vista, e vi si ritorna con occhi nuovi.
Le isole tra di loro comunicano, sanno che non le tradisci, non puoi, ma ti muovi tra loro, scivolando in punta di piedi, ascoltando di ognuna il respiro quieto della notte, affrontando il brusio della calca estiva, immergendoti nel silenzio dell’autunno e dell’inverno, risvegliandoti quando le ginestre esplodono e “pittano” tutto di giallo. Le isole lo sanno, e ci accolgono nuovamente.