Dolce sogno

Sveglio, sdraiato al tuo fianco,
Dormi serena, il respiro leggero,
Come lo svolazzare delle tende.
La notte è fresca, la risacca in lontananza,
Il vociare dei gabbiani, richiami per marinai stanchi.
Sento il tuo profumo, quello del mare, della terra dopo la pioggia.
Dormo sereno anche io, senza pensiero alcuno, se non te, dolce sogno.

Mare di Grecia

Omero descriveva il mare greco paragonandolo al vino.
Tutti, però, hanno pensato al solo vino rosso o al vino bianco da tavola, senza trovare un riscontro cromatico nel mare.
Ma se conosci bene la Grecia e hai bevuto almeno una volta il vino retsina, sai perfettamente che è giallo, quasi verde.
E allora sì che il riscontro cromatico c’è!
Passeggia lungo il mare, fino alla spiaggia di ciottoli bianchi.
L’acqua è così trasparente che vedi il fondale per qualche metro, fin quando i sassi si coprono di alghe, gialle, quasi verdi.
Quello è il vino di Omero, che passeggiava sulle spiagge con i suoi discepoli, non solcava i mari, si faceva descrivere i colori, vedendoli attraverso gli occhi che non aveva, attraverso l’arma potente che possedeva, l’immaginazione.

Gelsomino e salsedine

Gelsomino e salsedine, il profumo della tua pelle.
Dalle tende filtra la prima luce del mattino, osservo la tua silhouette.
Dormi serena, nuda sotto il lenzuolo, si intravedono le linee morbide del tuo corpo.
Socchiudo gli occhi, e assaporo questo momento ancora per qualche minuto.

Primo bagno

La linea delle spalle, dei fianchi e del sedere si adagia sulla spiaggia.

La schiena ambrata, imperlata di piccole gocce di sudore.

La percorro con i polpastrelli salati di mare, dalla nuca in giù.

Piccoli baci si poggiano uno dopo l’altro sulle vertebre, contandole, senza saltarne una.

Inarchi la schiena, e ti lasci andare in un sospiro.

Ferdinandea

Così come era apparsa, poi scomparve.
Quasi nessuno se ne era accorto, eppure era stata là, per pochi attimi, senza lasciare che poche tracce.
Solo lui se ne accorse, fugace come un lampo, eterea come un sogno.
Sembrava una sirena, una musa incantatrice, altro non era che un’isola.
Ma cos’altro è un’isola se non una donna distesa su un fianco, pronta ad accoglierti quando c’è burrasca, rapida nel respingerti quando muto giaci dinanzi a lei?
Poche gocce d’acqua, pioggia leggera, lacrime salate che si confondono tra cielo e mare, aspettando che lei compaia nuovamente, forse domani, forse mai più.

Occhi grandi, mare nuovo

Il luccichio del mattino che illumina la superficie dell’acqua ferma, prende forma il tuo viso, socchiudi gli occhi, piccole fessure, che si spalancano al mare, occhi grandi che rinascono ogni giorno.

Mi soffermo a osservarli, a vedere i movimenti impercettibili, aspettando che cambino colore con il cambiare della luce, e così mutano le espressioni e le mille e più micro rughe del tuo volto al tepore del sole, alla freschezza del mare, nuovo ogni mattina.

Roma

Roma è una città caotica, disorganizzata, faticosa, detestabile.
Ma quando soffia la tramontana, che spazza le nuvole, il cielo si apre e inonda la città di luce.
Una luce netta, che affetta i palazzi e ne satura i colori.
La luce calda che riscalda il travertino: colonne, capitelli, e fontane dall’acqua cristallina.
Passeggia per il centro se puoi, o osservala dalla finestra, anche questa è Roma ed è per questo che ne rimani ogni volta affascinata…

Aurelio

Era una mattina di pioggia battente quando nacque. Ancora non aveva nome, ma l’aspetto era quello di un Re.
Con lui arrivò il sole, e il nome, Aurelio, da Valle Aurelia.

Pomeriggio di settembre

L’aria fresca di fine settembre si fa largo tra le tende di cotone bianco che ondeggiano pigre, la città è lontana, soffusi i suoi rumori, assenti gli odori.
Solo un sax suona lentamente interrompendo la quiete del primo pomeriggio.
Le lenzuola profumano di te, mi assopisco pensandoti, desiderandoti al mio fianco, sognando le tue risate, contemplando i tuoi silenzi, e quegli occhi grandi.

Inquieto mar

Quando il mare è mosso non è solo perché il vento lo scompiglia, ma anche per l’azione delle correnti marine e delle maree e perché così gli va. Quel senso di inquietudine che pervade nei marinai quando all’orizzonte scrutano il temporale è ciò che prova anche il mare, che sembra ribollire sotto le chiglie delle navi.
Un ribollire interno, che non si perepisce all’esterno, un’inquietudine costante che pochi sanno scorgere, anche se in cielo ancora risplende il sole.