Lacrime di mare

Un giorno tornerò a baciare le tue labbra morbide.

E sapranno di sale, non lacrime, ma acqua di mare.

Levante

Il cielo è così limpido che si vede Ischia e la terraferma. Il vento è così forte che sembra portarti via, strappa le piante aggrappate alle parracine e nasconde il calore del sole.
Nessuna barca in acqua, nessun turista in spiaggia, come anime sperdute si aggirano per il corso, alla ricerca di un tavolino nei bar affollati. Lupi di mare improvvisati narrano del vento che si è alzato stanotte e di quando si pensa calerà.

La notte dopo San Lorenzo

Stelle che attraversano
Veloci il cielo
Come gocce di pioggia
Scivolano sui vetri
Delle finestre chiuse.

Solo il bagliore
Della luna a metà
Impedisce la visione
Di questo evento
Celeste estivo.

Si è alzato il vento
E con sé il mare
È il Levante notturno
Che si infrange sulle spiagge
E le barche tirate in secca.

Esprimo desideri
Sogno altri momenti
Aspetto che passi la notte
Che cali il vento
Dopo aver spazzato
L’orizzonte e la mente.

Sommo è’r poeta

Sommo è’r poeta
Più o meno, non importa,
Porta la sporta, aperte le
Porte, corre, dritto al
Punto, e via.

L’inizio di un nuovo giorno

Il fragore della risacca sulla spiaggia, un filo di vento che sposta appena le tende entra nella stanza, ancora in penombra.
Il profumo del mare si confonde con il tuo, un brivido ti agita, ti stringi a me, sfioro la tua schiena nuda, il collo, le spalle…
Socchiudo gli occhi e respiro quieto l’inizio di un nuovo giorno.

Ci vorrebbe il mare

Oggi c’è una luce abbagliante e il cielo è (quasi) limpido, l’aria tiepida che ti viene voglia di viaggiare, o andare al mare.
Stamattina nel sonno – vedi il subconscio – ho sognato di svegliarmi in una stanza dalle pareti chiare, inondata dal tepore della luce, lenzuola bianche, che sembrava estate, che sembrava giugno, o settembre…
Ci vorrebbe il mare.

Ci vorrebbe l’estate, ora

Il tepore caldo dell’ultimo sole risale dalla ghiaia della spiaggia. Sfili i vestiti di troppo e metti i piedi in acqua, un brivido, mi aspetti e ci immergiamo insieme, fino al collo. Rimaniamo abbracciati nel silenzio della poca risacca, cullati dal mare, stretti, pelle contro pelle, la tua testa sulla mia spalla, le tue labbra morbide, un silenzioso ballo al sapore di tequila

Il mare

Mare quieto o inquieto, fragore delle onde o sciabordio pigro delle barche, non importa il suo stato, la sua possenza, la sua grandezza è tale che sempre porto rispetto al mare. Mi chiama, sempre, mi attira a sé. Se sono inquieto mi placo, se sono sereno sto bene.
La brezza mi accarezza, il sole mi scalda, la sabbia soffice mi accoglie, lo scoglio duro mi sostiene.
È il mare, più grande di me, immenso, ne ho timore, ma non posso stare senza. Mi protegge, mi porta a casa.

Onde

Essere e poi non più.
Andare e venire, come onde di un mare inquieto.
Aprire scatole, richiuderle, senza mai sigillarle, aprirle nuovamente.
Smettere di pensare, senza mai dimenticare, fino a quanto torna, più forte, vivo il ricordo, ineluttabile presenza.
Rimanere senza fiato, tornare a respirare, riemergere dopo un’onda troppo grande, affogare temendo/sperando sia per sempre.

Ma quando poi spunta quel raggio di sole, il tepore è tale, la luce risplende tanto, che vorresti non fosse finita mai.

Attesa

Aspettando un nuovo tramonto, aspettando il tepore del sole, la luce calda che avvampi il tuo volto, che faccia brillare i tuoi occhi cangianti, che delinei la perfezione delle tue labbra, aspettando te.